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Il 28 e 29 settembre 2007 si è
tenuto a bari un forum sul Piano Regionale
per la salute dal titolo “Salute delle donne e politica
di genere”. Il forum è stato promosso da
Usciamo dal silenzio-Bari, Agedo-Puglia e CGIlL donne –
Puglia Associazione Provinciale dei Ginecologi Consultoriali
con l’intento di promuovere sia una discussione approfondita
sia l’emergere di proposte e idee da integrare alla bozza
del Piano regionale sugli argomenti relativi alla salute delle
donne. Infatti per la prima volta il Piano affronta la salute
e le differenze di genere, dando quindi la giusta collocazione
alle questioni specifiche di salute della donna. Considerando
questa nuova impostazione, lodevole almeno negli intenti, ci è
sembrato opportuno partecipare come ass. Desiderandae sia agli
incontri preparatori che alle giornate del Forum.
Il confronto con le donne e con le operatrici sanitarie è
stato molto stimolante e ha messo subito in evidenza come la realtà
della Sanità pubblica pugliese, per quel che riguarda la
salute delle donne, soffra di carenze strutturali e organizzative
a tutti i livelli. Basti pensare alla realtà dei consultori
e al fatto che le IVG, le analisi di prevenzione come il pap-test
e le gravidanze sono gestite prevalentemente da strutture private.
La salute così non è più percepita come un
diritto, ma diventa un privilegio accessibile a chi può
permetterselo. E questo è solo un esempio e potremmo farne
tanti altri. Ma non ne faremo perché quello che vorremmo
sottolineare è stato l’aspetto positivo del parlare
delle donne sulla salute delle donne. Per la prima volta a Bari
le donne hanno dato voce ai propri bisogni, alle proprie esperienze,
in maniera spontanea e costruttiva.
Per troppo tempo la salute è stata concepita in una prospettiva
al maschile e se oggi si vuole parlare di medicina di genere,
che si prenda cura della donna a 360°, questo non deve risolversi
solo in mere questioni paritarie, ma deve tener conto soprattutto
dell'appropriatezza della cura, disporre cioè della terapia
più consona al singolo genere.
Affinchè ciò sia possibile devono essere conosciute
tutte le peculiarità proprie della salute femminile. E
chi se non le donne possono dare voce autorevole al proprio bisogno
di salute? Solo le donne possono raccontare ciò che passa
sul proprio corpo naturalmente (gravidanza,maternità, menopausa)
o violentemente (stupri, aborti). E di fatto coloro che hanno
partecipato al Forum (cittadine, operatrici sanitarie, studentesse,
docenti, extracomunitarie e tante altre) hanno messo a confronto
le storie e le esperienze e hanno dimostrato di avere le idee
ben chiare sui bisogni di salute avanzando idee e proposte concrete
per migliorare la base programmatica del piano. Certo è
solo il primo passo di un lungo percorso che probabilmente sarà
molto difficile portare a termine, ma almeno non si è persa
l’opportunità offerta dall’Amministrazione
Regionale che per la prima volta si è messa in ascolto.
Il Forum prevedeva una prima giornata plenaria di presentazione
delle tematiche affrontate negli incontri preparatori e una seconda
giornata organizzata in gruppi di lavoro sui seguenti temi specifici:
-salute delle donne in ogni fase della vita;
-violenza sulle donne;
-orientamenti sessuali e politiche sanitarie;
-diritto alla salute per le donne migranti.
Noi Desiderandae abbiamo partecipato al gruppo di lavoro orientamenti
sessuali e politiche sanitarie. La scelta del gruppo di lavoro
come è ovvio, non è stata casuale perché
ci siamo sentite chiamate in prima persona a dare voce ad una
questione da sempre silente e invisibile: la salute delle lesbiche.
La nostra associazione più volte si è occupata delle
problematiche inerenti la salute. Già nell’ambito
della seconda settimana Lesbica “Comunità Lesbica
Liberà di Movimento (29maggio 2 giugno 1996 – Bologna)
abbiamo organizzato insieme con altre associazioni una serie di
Workshop dove erano affrontate le tematiche più spinose
(prevenzione, rapporto con le strutture sanitarie, mancanza di
dati epidemiologici, scarsa preparazione degli operatori sanitari).
Nel 1997 abbiamo partecipato alla diffusione qui in Puglia di
una questionario anonimo su “omossessualità femminile
AIDS, Malattie Sessualmente Trasmesse e Prevenzione” nell’ambito
di un progetto dell’Università di Torino che indagava
sui comportamenti a rischio di trasmissione di malattie sessualmente
strasmesse nella popolazione omossessuale femminile, per colmare
la carenza di dati epidemiologici a riguardo.
Nell’aprile 2003 abbiamo organizzato un incontro tra le
lesbiche di Bari e una ginecologa, la dott.ssa Rosalba Doria.
L’inziativa era finalizzata non solo a confrontare opinioni
ed esperienze sul nostro rapporto con la salute ma anche a promuovere
un mese di prevenzione di vistite ginecologiche presso lo studio
della dottoressa per due pomeriggi alla settimana riservati alle
lesbiche.
Non ultimo il nostro progetto Lesbizio. Infatti se è vero
che lo stato di salute per definizione è la percezione
di un benessere psico-fisico da parte dell’individuo, il
progetto Lesbizio ha come scopo anche quello di sottrarre le lesbiche
anziane ad una vecchiaia di isolamento e di oblio che rappresentano
l’anticamera di malattie delle persone anziane.
Ma torniamo al nostro work-shop. Oltre a noi erano presenti donne
dell’Arci Lesbica di Bari, dirigenti dell’ASL, ginecologhe
di consultori, studentesse e docenti (…). Lucia Laterza
dell’AGEDO Puglia ha coordinato i lavori.
Di seguito elenchiamo le questioni emerse a proposito di salute
delle lesbiche.
Mancanza di informazione del personale sanitario sulle problematiche
della MTS fra lesbiche. La diffusione dell’AIDS ha imposto
l’attenzione sia in termini di prevenzione di pratiche sessuali
a rischio che di cura, quasi esclusivamente sulla popolazione
maschile.
Assenza di dati epidemiologici sullo stato di salute della popolazione
omossessuale femminile
Invisibilità delle lesbiche agli operatori sanitari.
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